amo quel che svanisce

giugno 24, 2017

Sabato 26 luglio in piazza S. Francesco 10,  MEGA+MEGA presenta la mostra personale dislocata in tre sedi, di Chiara Carrer apprezzata illustratrice pluripremiata e ottima comunicatrice, per la prima volta ad Arezzo.  In questo evento articolato che si sviluppa in tre sedi, l’artista dà prova di quanto il disegno possa diventare protagonista assoluto di un evento artistico tout court.  L’intero intervento ha la specifica esigenza di render evidente e fruibile la complessità del lavoro di un’illustratrice riconosciuta a livello internazionale. Ciò che evidenziano è che le illustrazioni di un libro sono un fatto artistico reale, nel quale si ha l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di sorprendentemente “utile”, sia in termini di contenuto che di forma. Il valore aggiunto di certi libri illustrati, ciò che li fa apparire al tempo stesso nuovi e necessari, è la genuinità degli interessi che li ha generati, il fatto cioè che essi rappresentino il risultato di un’attività di studio e di ricerca sincera. Le immagini di Chiara Carrer qui esposte sono un invito a ripercorrere il cammino ideativo dell’artista, dal colore al bianco e nero e dalla campitura al segno e all’incisione e stratificazione, in modo da impreziosire una forma artistica troppo spesso emarginata dal mondo dell’Arte.  Il progetto si articola e coinvolge alcuni punti strategici del centro storico con format diversificati finalizzati a molteplici tipologie di pubblico:

Mostra Personale “Amo quel che svanisce”, presso spazio espositivo Piazza San Francesco 10, dal 26 Luglio al 20 agosto 2014

Mostra di opere digitali “Hablame”,  presso il passaggio pedonale del Palazzo Vescovile (scale mobili), dal 26 Luglio al 31 agosto 2014

installazione “Alice” presso galleria Mega+Mega, via Cesalpino 2, Arezzo, dal 26 Luglio al 31 agosto 2014

 

Vedere da vicino i segni, i graffi, il collage e le stratificazioni di cui sono fatte le sue tavole originali è pertanto un’esperienza davvero esaltante. Un’esperienza frutto di un progetto articolato in sedi diverse e che ha realizzato una tre giorni di lavoro intensivo con l’artista.

Elaborando atmosfere gioiose quanto battagliere, vive e complicate come sa essere la vita che viviamo, Chiara Carrer sa abbinare ad ognuna un ritmo seducente, delicato e polimaterico, fatto di giochi di parole intrecciate ai disegni, alle carte da parati e agli oggetti che è solita fotografare.  Narratrice per immagini, le sue sono rappresentazioni da trattare come contenitori di racconti relativi alle scelte, alla crescita, allo smarrimento (e dunque all’iden­tità), da illustrare con incisioni miste a collage e fogli recuperati da chissà quale soffitta nascosta. Un contenitore di mirabili trasformazioni.

Le sue tavole hanno personaggi che si presentano ora come forme piatte, ora come varianti tridimensionali. Si danno come figurine fotografate, ritagliate e poi incollate che subito dopo – nel concludere la storia – diventano mutazioni d’oggetti in carta pesta. Nulla è lasciato al caso e tutto è sperimentazione, metamorfosi e seduzione visiva. Le tecniche di realizzazione di ognuno dei suoi libri, sono le più disparate, perché ogni scelta si relaziona con la storia da raccontare e con il momento del racconto, fino alla sua totale fusione con il testo. Popolate di personaggi delicati e disinvolti, le sue tavole hanno illustrato centinaia di libri spesso ispirati alla realtà dell’infanzia attuale e preteso un’attenzione specifica, imponendo ognuna la sua “tavolozza” e i suoi strumenti.

Avere a che fare con carte che manifestano così chiaramente quale tipo di rapporto fisico l’artista intrattenga con il suo supporto, permette di chiarire quanto una mostra sull’attività di una illustratrice non stabilisca solo una – sia pur proficua – riflessione attorno al concetto libro, ma offra all’osservatore un’elaborazione dal coinvolgimento emotivo più ampio. Un raccoglimento sull’universo bambino, raccontato da chi ne conosce tutta la complessità, offerto da una mostra che si connota come un’interazione densa e circolare fra la dimensione classica dell’esposizione artistica e l’occasione di ammirare un originale. Un originale che è matrice e che è già stato dunque riprodotto in copie guardate, lette e poi riposte nelle librerie di migliaia di bambini. Mostra personale dunque come segno tangibile delle diverse fasi e delle numerose abilità che circondano il mondo dell’illustrazione.

Le raccolte presenti in questa mostra sono non a caso, esempi plateali di quanto varia e multiforme sia la sperimentazione di Chiara Carrer. Si passa dal recente ciclo di “Crisalidi” con un’illustrazione che si dà come espressiva traccia di una simbologia del tutto personale e poetica. Simbologia all’interno della quale, in sostanza, al segno sapiente si affianca una grafica adulta per un progetto artistico tout court. Da qui si arriva alle tavole di grande sperimentazione grafica e polimaterica per Alice e a quelle delicate eppure a tratti corrosive delle tavole per Vassilissa. A queste si affiancano le atmosfere sognanti, alla ricerca dell’altro lato del mondo nelle tavole del libro “Un dìa”, e quelle altrettanto poetiche de “Le altre Cenerentole”, cui si aggiungono quelle per Il circo e alcune immagini inedite che l’artista ha elaborato in questo ultimo periodo.  In ognuna di esse, e in generale, sfogliando i suoi libri, riconosciamo facilmente la formazione classica dell’artista, maturata “con la matita in mano”. Formazione che oltre a suggerire un titolo così esplicativo per questo articolato evento aretino, dichiara di conoscere ma anche di non temere la perentorietà di ciò che svanisce. A questo smarrimento Chiara Carrer oppone un argine emotivamente pregnante, costituito dalla presentazione degli originali che riacciuffano l’evanescenza col coraggio di chi quotidianamente ha a che fare col corpo,  con il collage, col pigmento e con quella materia fisica in grado di condurci all’interno di un’esperienza unica come questa, concreta eppure sempre mutabile. Instabile – dice l’artista – come l’abitudine di ascoltare un modo particolare di vedere.

Matilde Puleo

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