Children’s object

Giugno 21, 2017

Una mostra collettiva che intende sollevare la questione della memoria di sè bambini, cominciando dall’analisi di una serie ben precisa di oggetti: quelli che a vario titolo hanno visto la nascita o la crescita del bambino.

L’obiettivo è quello di indagare l’infanzia a partire da un oggetto che ad essa si riferisce e che è in grado di traghettarci verso quel mondo inevitabilmente lontano. I 13 artisti invitati propongono una serie di oggetti, che hanno la forma della memoria e intorno ai quali si compongono le opere che ad esso si riferiscono. L’oggetto diventa così simbolo di un’identità in trasformazione, di un’identità che ripensa alla propria idea d’origine, di ciò che c’era prima della nascita o di ciò che quella nascita ha accompagnato. CHILDREN’S OBJECT è l’esplorazione di un discorso che tenta di rintracciare le connessioni tra differenti linguaggi; un diario di idee e di immagini utile a coinvolgere il pubblico in una dimensione che spesso è determinata da vaghi ricordi.

 

L’evidente differenza di approccio tra Vladimiro Andidero, Claudio Ballestracci, Nicoletta Calvagna, Simonetta Fratini, Gianmaria Giannetti, Paola Maffei, Elena Merendelli, Enrique Moya Gonzales, Gianna Murazzo, Muzkiller Foundation, Cristina Pancini, Marta Primavera e Pino Puntù dimostra come la ricerca artistica possa combinarsi col bisogno di un rapporto attivo col mondo. Con una sorta di istallazione collettiva CHILDREN’S OBJECT intende mostrare sia ciò che abbiamo in comune sia ciò che non abbiamo condiviso. Sia la memoria più tenera e dolce che quella costituita da un passato problematico e oscuro, ancora in attesa di essere risolto. 13 modalità diverse di sollevare la questione dell’infanzia dandone per quanto è possibile una risposta attuale e sincera.

 

PRESENTAZIONE

Children’s object è l’aspirazione a un rapporto ‘organico’ con il mondo che riesca a fondere ricordo, desiderio e passione.

Attingere alle forme dell’immaginario infantile significa lavorare sull’idea di origine: la nostra origine, l’immaginario relativo al chi c’era prima della nostra nascita e al com’era senza di noi.

Richiamando l’attenzione sulla relazione e l’espressività degli oggetti, la ricerca – come è doveroso per ogni bambino che si rispetti – sa condurci verso ogni sorta di costruzione biografica eroica o paradossale o verso quelle ossessioni che dall’infanzia sono in attesa di futuri disvelamenti. Piccole manie e chiodi fissi sui quali si sosteneva la nostra insicurezza e grandi imprese a giustificare quella impazienza di crescere che abbiamo dimenticato. La casa natale e i luoghi della memoria da rivivere con affetto, timore o con quei tanti problemi sorti allora e mai più risolti, sono qui indagati con nostalgia, affetto e qualche volta anche con acredine e rancore.  Children’s object insomma, è l’insieme degli oggetti fisici e psichici della nostra infanzia da cui è ancora possibile cercare spunti utili per la più attuale ricerca artistica.

Oggetti personali che si propongono come condizione necessaria per la creazione. Dimensione essenziale delle cose per riflettere sul potere o sul non-potere trasformare e ammaliare la realtà: oggetti ai quali è affidato un preciso senso esistenziale e a cui richiedere una possibile definizione di ciò che è transitorio o permanente nel pensiero sulle proprie origini.

Oggetti di lavoro, di arredamento, di abbigliamento, di trasporto che trovano una loro precisa posizione nella storia personale o collettiva e che necessitano di essere rapportati ai tanti casi di vita eccezionali che ognuno di noi ha avuto in testa. Casi di vita che riferiscono a tappe biologiche, culturali e sociali che hanno inizio nella memoria e che non finiscono se non quando ci dimentichiamo di ciò che di quella tappa è stato coprotagonista. I 13 artisti hanno fatto proprie queste istanze, sono tornati alla ricerca di ciò che apparteneva a quel mondo e sono tornati a interessarsi delle esperienze ricorrenti o delle situazioni eccezionali che quegli oggetti promisero loro in passato.

Lo scopo infatti è quello di affermare lo stretto rapporto tra mondo dell’infanzia e l’arte contemporanea. Children’s object è in questa sede un oggetto che sulla base delle scelte più diverse ha finito col realizzarne un altro di natura dissimile, ma solo perché collegato all’inclinazione a sperimentare tipica di ogni bambino. È una modalità che cerca connessioni tra linguaggi e ambiti, lasciandosi suggestionare dai più illustri predecessori che nella storia dell’arte hanno avvertito le medesime urgenze espressive.

Gli artisti qui presenti sono mossi da sempre verso questa direzione e finalizzano a questo scopo anni d’intensa disciplina e nuove attese per il futuro. Per ognuno di essi l’aspetto più interessante dell’infanzia è la riflessione che ne segue ogni qualvolta si avvia una ricerca; in questo essi sono assai simili a ciò che sono stati e mostrano di non aver dimenticato la necessità di continuare a sviscerare i problemi alla ricerca di possibili soluzioni che li vedano finalmente eroi di mondi lontani. Nel fondo delle forme e delle avventure più disparate raccontate da Vladimiro Andidero, Claudio Ballestracci, Nicoletta Calvagna, Simonetta Fratini, Gianmaria Giannetti, Paola Maffei, Elena Merendelli, Enrique Moya Gonzales, Gianna Murazzo, Muzkiller Foundation, Cristina Pancini, Marta Primavera e Pino Puntù ci sono la mutevolezza e l’impermanenza del giudizio. A ciò che c’era prima, si contrappone oggi un’uguale e contraria consapevolezza che rende più forti i connotati critici e che, a maturità raggiunta, concede loro di associare al proprio lavoro una consapevolezza maggiore. Non si tratta di sfoghi momentanei, addolciti dal ricordo più banale, ma di atti di forza sintomo di un rapporto a volte complesso con la dimensione più ingenua.    La differenza di approccio dei protagonisti dimostra come l’attenzione verso le più disparate componenti estetiche possa entrare a pieno titolo nell’arduo compito di sollevare la questione dell’infanzia dandone per quanto è possibile una risposta attuale e sincera.

È a causa di queste disuguaglianze che l’obiettivo di trasformare il pensiero artistico ricercando rapporti affettivi e quindi attivi col mondo, con la propria storia e ovviamente con la storia in genere, è stata a mio avviso ampiamente raggiunto.

 

Matilde Puleo

Comments are closed.